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martedì, giugno 03, 2008

Il Prefetto Manganelli ha cento volte ragione, tuttavia....



Una situazione di "indulto quotidiano", in cui "tutti parlano ma nessuno fa". Il capo della polizia, prefetto Antonio Manganelli, non usa mezzi termini per definire lo stato della certezza della pena in Italia. "Tutti conoscono questa situazione” dice alle commissioni Affari Costituzionali e Giustizia del Senato. "La certezza della pena, che trova il consenso unanime della politica, della magistratura, dell'opinione pubblica - ha lamentato il prefetto - è quanto di più incerto esista: meglio una pena blanda oggi che non la promessa di un castigo futuro che non arriva mai". ” Non voglio entrare nelle prerogative del Parlamento - prosegue il Capo della Polizia – ma quella che abbiamo oggi è una situazione vergognosa". Una situazione che gli operatori delle forze dell'ordine vivono tutti i giorni, "quando arrestiamo qualcuno per uno dei reati di cosiddetta criminalità diffusa e scopriamo che quel qualcuno nell'ultimo semestre era stato già arrestato altre tre o quattro volte per lo stesso tipo di reato". (fonte: http://www.repubblica.it/ )
Il Capo della Polizia ha ragione: Cento volte ragione. Tuttavia vi è un problema di fondo su cui è necessario ragionare e che attiene ad uno degli insormontabili pregiudizi che condizionano il modo di pensare nel nostro Paese. Si ritiene che una sanzione sia “seria” solo se essa presenta carattere penale. Quando vogliamo far capire che lo Stato intende essere finalmente severo, diamo rilevanza penale al comportamento che si vuole osteggiare (chi non ricorda le “manette agli evasori”) e, se tale accorgimento non si rileva sufficiente, rendiamo sempre più pesante la pena edittale. La strada di affidare sempre ai tribunali le problematiche di devianza sociale non ci può tuttavia portare molto lontano. Più aumentano i procedimenti e più la giustizia diventa lenta, involuta, inefficace. Più aumentano le pene previste e più si incrementa la propensione a giustificare, ad assolvere, a scusare, nella convinzione (non lontanissima dalla verità) che sia meglio una mancata giustizia che una giustizia ingiusta.
Bisogna seguire una strada inversa. Una strada che può sembrare provocatoria a chi guarda le vicende giudiziarie in modo formalistico. Occorre diminuire le pene e contestualmente aumentare la competenza penale del Giudice di Pace (incrementandone anche il numero). Raddoppiare il numero dei Giudici di Pace è molto più semplice che incrementare quello dei giudici ordinari, portare alla loro cognizione quasi tutte le ipotesi di microcriminalità potrebbe aiutare il sistema complessivo. Ma soprattutto occorre sanzionare per via amministrativa – questa volta certamente con severità – tutte le attività propedeutiche al crimine o che ne costituiscano il logico contesto. In tale quadro, persino una limitata depenalizzazione potrebbe essere utile. Personalmente non vedo altra strada all’indulto quotidiano lamentato dal Capo della Polizia.