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domenica, gennaio 03, 2010

Il 2010 anno della lotta alla droga in Italia. Mi piacerebbe crederci, ma con qualche distinguo...


E' di pochi giorni fa la notizia che il Presidente del Consiglio, nel corso di una telefonata alla comunità di Don Gelmini, avrebbe "assicurato che il governo continuera’ nel 2010 la battaglia contro la droga e per il sostegno delle comunita’ di recupero dei tossicodipendenti." Mi sembra un ottimo proposito. Ma credo sia opportuno, sull'argomento, fare un'osservazione e un doveroso distinguo. L'osservazione pertiene al termine "continuerà" che non mi pare il più appropriato. Se si ritiene di dover ripetere per il futuro lo scarso impegno profuso nel passato (non solo dal presente governo) temo che veramente non ci siamo. Ricordo a me stesso le cifre del fenomeno, estrapolate dall'ultima presentazione al parlamento della relazione sullo stato delle tossicodipendenze in Italia: i consumatori non occasionali di stupefacenti (le c.d. droghe pesanti) ammontano nel nostro paese alla rilevantissima cifra di 385mila (Messina e Reggio Calabria messe insieme, tanto per comprenderne l'entità) e tra costoro già 175mila sono oggetto di trattamenti sanitari. Non meno preoccupanti (anche se venduti, chissà perchè, per dati che dovrebbero indurci all'ottimismo) sono le statistiche sui decessi. Non siamo più nel 1996, anno in cui ci lasciarono le penne per 1556 persone, da tempo viaggiamo ormai sui 600 decessi l'anno. Sembra che sia una fortuna.
Insomma, sul contrasto alle droghe pesanti personalmente sono dell'avviso che le "cose serie" debbano ancora essere realizzate sia sul versante dei traffici internazionali sia su quello dello smercio al minuto sia, infine, su quello dell'aiuto alle associazioni di volontariato che si occupano del recupero dei tossicodipendenti. Vedremo se, come promette il presidente Berlusconi, il 2010 sarà l'anno della svolta. Sarà più facile che ciò accada se le istituzioni saranno concentrate sul nemico più pericoloso. Mi rendo conto che alcuni amici mi toglieranno il saluto, ma in questo caso un distinguo tra droghe va fatto. Sembra che oltre il 30% gli italiani ammetta di aver, in modo non episodico, fatto uso di cannabis. Non so se la cifra sia esatta e non discuto sul fatto che queste persone meritino di essere aspramente criticate per la superficialità con la quale mettono a gravissimo repentaglio la loro salute. Mi domando tuttavia se non sia opportuno un cambio di strategia sull'argomento, arrivando finalmente alla totale depenalizzazione delle droghe leggere. Che le famose "operazioni antidroga" si risolvano talvolta nell'incarcerare il coltivatore diretto sorpreso con qualche pianta proibita nell'orto, mi sembra, data la situazione generale, quanto meno paradossale.