domenica, agosto 16, 2009

coordinamento o unificazione



Sull'ultimo numero de "l'Espresso", il segretario generale del più importante sindacato di polizia, Felice Romano del Siulp. ha lanciato un grido di allarme sulle condizioni finanziarie in cui versano le forze di polizia italiane. Se si fosse limitato alla denuncia, avrebbe posto in essere un comportamento doversoso per un sindacalista ma, nel complesso, poteva apparire un lamentoso ritualismo di bandiera. Invece Felice Romano ha detto qualcosa di ulteriore, ripetendo con chiarezza quello che negli ambienti degli addetti ai lavori si sussurra con titubanza già da molti mesi: cinque forze di polizia, di cui due a carattere generale (a cui tra breve si dovrebbero aggiungere le polizie minicipali) sono troppe perchè il nostro sistema finanziario possa sopportarle.
Si tratta di un discorso destinato inevitabilmente ad irritare molte orecchie, sia tra la polizia di stato sia nell'arma dei carabinieri. Dal 1981, infatti, si sostiene che sia in atto un "coordinamento delle forze di polizia" che dovrebbe evitare sovrapposizioni e diseconomia ma - nonostante la buona volontà di coloro che sono stati chiamati ad occuparsene - tale coordinamento non è mai decollato e ancora oggi appare una lontana chimera. A nessuno, in verità, piace "coordinarsi" oltre un certo limite (assai lasco) e la naturale concorrenza che esiste tra forze di polizia (in passato incoraggiata dalla politica, nel convincimento che tale concorrenza avrebbe garantito il reciproco controllo democratico) non spinge certamente in questo senso.
Eppure, che piaccia o meno, una forma di coordinamento più intenso e reale sarà nel prossimo futuro inevitabile, perchè l'alternativa che si prospetta all'orizzonte è ancor più temuta e paventata come esiziale: l'unificazione delle forze di polizia.
L'unificazione tra le forze di polizia (almeno Ps e carabinieri) causerebbe certamente molti problemi (e infatti già i massimi esponenti di Arma e Polizia, nonostante che nessuno l'abbia ancora mai proposta ufficialmente, hanno fatto trapelare diplomaticamente il loro dissenso) ma sarebbe certamente una soluzione alle enormi difficoltà finanziarie (che si trasformano inevitabilmente in difficoltà operative) che lamentano gli operatori italiani della sicurezza, sopratutto nel mezzogiorno, e che non sembrano potersi risolvere positivamente nel breve periodo. O l'una o l'altra strada: non esistono più alternative.

venerdì, luglio 31, 2009

Il Mezzogiorno e lo "scudo" della mafia

Traggo da http://www.lavoce.info/ questo importante contributo del prof. Centorrimo, di cui (non tutto mi convince) si potrebbe discutere direttamente su quel sito

LA MAFIA CON LO SCUDOdi Mario Centorrino 30.07.2009
Solo una parte trascurabile dei capitali rientrati in Italia con gli scudi fiscali dei primi anni Duemila si è diretta verso investimenti a rischio nell'economia reale. Del terzo scudo potrebbero ora approfittare le holding mafiose. Legalizzando a costi molto bassi somme che potrebbero alimentare circuiti di usura e di appropriazione di aziende in difficoltà. Nel Mezzogiorno avremmo così il paradosso di misure apparentemente di lotta alla criminalità organizzata, ma che invece finirebbero per facilitare l'aggressione a quel che resta di economia legale.
Le perduranti difficoltà di accesso al credito, denunzia il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, favoriscono fenomeni di usura e scalate alla proprietà di aziende, grazie alla disponibilità di liquidità acquisita illegalmente.Sono due fenomeni molto diffusi elevati nel Mezzogiorno dove, secondo recenti dati, sono a rischio usura 500 mila famiglie e 600 mila piccoli imprenditori. (1)
CAPITALI RIENTRATI E INVESTIMENTI
Come si collega a questa situazione l’imminente rientro di capitali illecitamente esportati all’estero, il cosiddetto scudo fiscale ter, inserito nel pacchetto anticrisi? L’entità dei capitali italiani riparati nei paradisi fiscali, dopo i primi due scudi fiscali (2001-2003) che riportarono in Italia circa ottanta miliardi, non è facilmente stimabile: si parla di circa 500 miliardi di euro attualmente nei conti off-store di società e trust di tutto il mondo. E ne dovrebbero rientrare tra i 60 e i 100 miliardi.Nella precedente esperienza si valuta che le somme rientrate in Italia non si sono dirette, o lo hanno fatto solo in parte trascurabile, verso investimenti a rischio nell’economia reale. Val la pena ricordare che i precedenti scudi fiscali tendevano a recuperare capitali fuggitivi per paura di una svalutazione dell’euro. Questo terzo scudo fiscale è dedicato a capitali che hanno cercato, con successo, soprattutto di sottrarsi all’imposizione fiscale.Quel che interessa il Mezzogiorno non è tanto la quota spettante del “tesoretto” sanato quanto il pericolo che lo scudo fiscale si risolva a favore del crimine organizzato e vada ad alimentare circuiti di usura e di appropriazione di aziende in difficoltà.Cosa sappiano della sorte effettiva toccata agli ottanta miliardi della passata manovra? Sono stati incamerati dal sistema bancario, sostiene il sostituto procuratore nazionale anti-mafia, Alberto Cisterna, senza che ne sia scaturito un numero significativo di operazioni sospette (meno di cento, in realtà). E senza alcun serio monitoraggio, continua Cisterna, sulle costituzioni delle provviste all’estero, sui loro titolari in Italia, sulle destinazioni degli impieghi ripuliti, con effetti negativi sul contrasto alla legalità. (2)
IL PERICOLO DELL'ANONIMATO
Proviamo a formulare una sintesi delle diverse posizioni sul punto. Il governo, a buon diritto, vanta il fatto che ora tutte le attività finanziarie detenute nei paradisi fiscali si presumono costituite, salvo la prova contraria, mediante redditi sottratti a tassazione e che sono esclusi dai benefici dello scudo fiscale 2009 i proventi di ogni tipo di reato. Dunque, sempre secondo il governo, le sanzioni contro i patrimoni della mafia hanno raggiunto livelli di inedita severità.Guardiamo alla questione sotto un altro profilo, riportandoci alle argomentazioni di Cisterna. L’azione del governo contro i patrimoni illegali serve a poco, viene osservato, se contestualmente non se ne accompagna il rientro con misure investigative e di controllo. Resta trascurato il tema che riguarda la predisposizione di strumenti d’indagine per individuare le ricchezze illegali. E sul piano delle risorse investigative non s’intravede alcuna prospettiva di potenziamento così come l’imminente intervento sulle intercettazioni rischia di lasciare sguarnite le indagini sulla criminalità economica e sui reati dei “colletti bianchi” contigui alla mafia: bancarotta, falso in bilancio, riciclaggio. Qualcuno obietta che nell’ambito di una manovra di rientro dei capitali è assai difficile distinguerne la natura. Ma, viene ribattuto dagli esperti, Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza sarebbero in grado, se ci fosse la cosiddetta volontà politica, di progettare e realizzare un sistema di controlli tali da garantire la tracciabilità di capitali in rientro e stabilire gli effettivi titolari dei conti correnti.È improbabile che lo scudo fiscale 2009 faccia rientrare capitali nel Mezzogiorno utili per sostenere la sua economia. Èinvece possibile che holding mafiose, approfittando dell’anonimato che caratterizza il provvedimento, approfittino dell’opportunità di poter utilizzare patrimoni “parcheggiati” all’estero e ora, “sdoganati” a costi risibili, per creare circuiti finanziari paralleli, approfittando di un “credit crunch”, che nel Mezzogiorno, per paradosso, gli istituti bancari negano, ma in tanti soffrono. E sarebbe opportuno che l’Antimafia ufficiale, giustamente impegnata oggi su “papelli” e “agende rosse”, rivolgesse un occhio attento anche a misure apparentemente di lotta alla criminalità organizzata ma che invece, a ben vedere, ed anche questo è un paradosso, potrebbero facilitare l’aggressione a quel che resta nel Sud di economia legale.
(1)Giornale di Siciliadel 5 luglio 2009.(2)Il Sole 24Ore del 18 luglio 2009.

mercoledì, luglio 15, 2009

Intesa su Videosorveglianza: Maroni: "commercianti più sicuri"


(ASCA) - Roma, 14 lug - ''Un passaggio importante nel contrasto alla criminalita' diffusa che svolgiamo quotidianamente in modo piu' che soddisfacente''. E' il commento del ministro dell'Interno, Roberto Maroni, alla stipula, avvenuta stamane al Viminale, del protocollo di intesa relativa al progetto ''Securshop'', con Confcommercio e Confesercenti, per la videosorveglianza nei locali commerciali.Un sistema a rete che potra' contare, ha spiegato da parte sua il capo della Polizia Antonio Manganelli, anche sui contributi video prodotti dalle societa' di vigilanza privata al fine investigativo e probatorio.Di fatto, da oggi, grazie anche ai progressi in questo settore, gli esercizi commerciali potranno, quindi, dotarsi dei sistemi piu' avanzati di videosorveglianza, tutti collegati con le sale operative di polizia e carabinieri. Un sistema che il commerciante potra' attivare con la semplice pressione di un pulsante e che attivera' le immagini in diretta nelle diverse sale operative.''I negozi e gli esercizi commerciali che si doteranno di questi sistemi - ha spiegato Maroni - potranno considerarsi piu' sicuri e piu' protetti. Continuiamo sulla strada gia' intrapresa di contrasto al crimine diffuso che ha gia' portati a ottimi risultati''.
Il Ministro Maroni riprende una iniziativa che già aveva avuto un significativo successo e che meritava di essere ripetuta. Adesso occorrerà certamente procedere in modo "mirato", a tutela sopratutto di due categorie di esercenti: i tabaccai e i benzinai. Costoro infatti sono particolarmente esposti - in particolare a causa della presenza di contanti - agli assalti della piccola e media criminalità. Al punto da essere definiti "il bancomat del crimine".

lunedì, luglio 13, 2009

Leonardo Gallitelli, nuovo comandante dell'Arma


L'esperienza nei fondi strutturali porta evidentemente fortuna. Il Generale di Corpo d'Armata dei Carabinieri, Leonardo Gallitelli, è stato infatti nominato Comandante Generale dell?arma. Ovviamente i meriti annoverati da questo valentissimo ufficiale vanno molto oltre la sua breve esperienza nell'ambito del Pon Sicurezza, ma quel momento è stato importante per noi per conoscerne ed apprezzarne le grandi capacità.
Vadano pertanto al Generale Gallitelli gli auguri di questo blog. Difficilmente li leggerà, ne siamo coscienti. Ma ci faceva piacere farglieli lo stesso.

mercoledì, ottobre 22, 2008

Nessun problema di risorse per la sicurezza in Calabria....

"(ASCA) - Catanzaro, 20 ott - ''Per la sicurezza in Calabria il problema non e' quello delle risorse finanziarie, visto che nel Pon sicurezza ci sono un miliardo e 200 milioni di euro, ai quali si aggiungono altri cento milioni previsti in finanziaria''. E' quanto ha tenuto a precisare il Ministro dell'Interno, Roberto Maroni in Calabria per un convegno promosso dalla Confindustria.''Il problema - ha rimarcato il ministro - e' che questi soldi non si riescono a spendere in maniera sistematica. Il Pon sicurezza e' la sfida vera che dobbiamo vincere''.Per quanto riguarda, invece, il Porto di Gioia Tauro, il ministro Maroni ha evidenziato che ''deve essere messo in sicurezza'', ricordando i traffici illeciti, soprattutto di sostanze stupefacenti, tra la Calabria e le diverse parti del mondo."

Il miliardo e duecento milioni a cui allude il Ministro Maroni rappresenta il "portafoglio" del Pon Sicurezza 2007-2013, destinato alle quattro regioni "obiettivo convergenza" e cioè a Sicilia, Puglia, Campania e Calabria. Sono una parte di quel finanziamento, peraltro spalmabile in sei anni, può pertanto essere utilizzato per la regione calabrese. Ma come gli otto lettori di questo blog ormai sanno bene, questo non è il problema principale. Tutti sembrano dimenticare, infatti, che la destinazione di quelle risorse non è libera e discrezionale bensì saldamente vincolata a taluni obiettivi, in parte di sicurezza in senso stretto, più spesso di diffusione della legalità. La stessa tipologia delle possibili realizzazioni deve assolutamente permanere entro uno stretto ventaglio di ipotesi e non può certamente inseguire le numerose emergenze dettate dal difetto di sicurezza sul territorio. Pon Sicurezza e emergeza sono due termini assolutamente antitetici. Si tratta, infatti, di un finanziamento addizionale finalizzato a pianificare un piano armonico e razionale di intervento strutturale. Concetto questo che sfortunatamente sembra non appartenere al nostro patrimonio genetico.

martedì, ottobre 21, 2008

Il Col. Carpenteri comandante a Grosseto



Il Colonnello Rocco Carpenteri, ufficiale dei carabinieri di grande esperienza e capacità che per anni si è occupato per il Comando Generale di fondi strutturali europei, è stato nominato nuovo comandante provinciale a Grosseto. Si tratta di un amico che va ad occuparsi di materia piuttosto diversa da quella che amiamo, anche se ovviamente molto più "professionale", ma siamo sicuri che l'esperienza nel nostro mondo - che tanto è in grado di insegnartinel settore della pianificazione e delle programmazione - gli sarà utilissima anche nella città toscana, dove, a leggere gli articoli di stampa, hanno già imparato a conoscerlo ed apprezzarlo.

venerdì, ottobre 17, 2008

Il ruolo della vigilanza privata e l'utilizzo delle risorse addizionali.

"Le aziende che si occupano di vigilanza privata devono diventare protagoniste del progetto di sicurezza integrale voluto dal governo di centro-destra. Lo ha detto il ministro dell'Interno Roberto Maroni IL 9 ottobre all'assemblea annuale dell'Associazione italiana vigilanza (Assiv), associazione di categoria della vigilanza privata aderente a Confindustria. Maroni ha spiegato che nel sistema di sicurezza integrale ciascuno ha il proprio ruolo ma è prevista "una più diretta, importante partecipazione del settore privato". "L'attenzione del ministro al vostro settore c'è, perché penso che in questo progetto di sicurezza integrale anche il mondo della vigilanza privata debba avere un ruolo di maggiore protagonismo", ha aggiunto Maroni. In questa fase di transizione in cui gli istituti di vigilanza si fanno imprese di sicurezza, il titolare del Viminale ha invitato chi opera nella vigilanza privata ad avanzare proposte per migliorare la sicurezza del Paese nell'ambito di due progetti: il Pon, con fondi europei per 1,25 miliardi di euro per Sicilia, Calabria, Puglia e Campania nei prossimi cinque anni, e il progetto per la sicurezza urbana - "da riempire di contenuti per tutte le città italiane", ha sottolineato Maroni - per cui sono a disposizione almeno 100 milioni di euro dal 2009." Questi due temi ... penso che debbano vedervi protagonisti". Il ministro ha poi ribadito che il governo non mira a una militarizzazione del paese: "Non voglio militarizzare il territorio, mettere un poliziotto accanto a ogni cittadino". "I cittadini sono contenti nel vedere i militari (nelle strade) non perché sono diventati tutti guerrafondai ma perché vedere una divisa .. dimostra che c'è qualcuno che si preoccupa - lo Stato, il governo - che presidia il territorio ... Questa è la strada che seguiremo (senza) militarizzare il territorio". Secondo il Siulp, il primo sindacato delle forze di polizia, "non serve scendere sul terreno della polizia creativa". "Vogliamo il ripristino degli organici, e che si faccia un riordino delle carriere in polizia per rendere più moderno ed efficiente il servizio: oggi abbiamo 32 qualifiche, col risultato che non si sa chi deve fare cosa. Senza queste due cose, tutto il resto è improduttivo", dice Giuseppe De Matteis, segretario nazionale del Siulp. Riguardo poi ai fondi europei, De Matteis sottolinea che la possibilità di impiegarli è legata all'"adeguamento dei livelli standard di sicurezza", quindi possono essere usati per le stesse forze di polizia. Ma bisogna stabilire quali sono le priorità: "Per tappare le falle e fare da deterrente contro il rapinatore, così come va bene mettere un militare sulla strada va bene anche una guardia giurata. Ma se parliamo dell'aspetto strutturale della sicurezza, allora il discorso è diverso", spiega De Matteis. Per Claudio Giardullo del Silp il problema non è tanto che ci siano fondi anche per la vigilanza privata. "Ciò che dispiace è che contemporaneamente ci sia un taglio di un miliardo di euro per le forze di polizia, con un taglio rilevantissimo del personale". "E' inaccettabile che non si pensi di mettere risorse ordinarie e si pensi di supplire con risorse europee a carattere straordinario", mentre servono personale, auto, benzina, formazione, innovazione tecnologica, dice Giardullo.Per il Sap, invece, ben venga "un ausilio delle guardie private purché con specifiche competenze". Del resto, precisa il portavoce Massimo Montebove, i fondi europei non sarebbero applicabili in senso stretto alle forze dell'ordine. "Quello che rivendichiamo sono maggiori risorse", dice però Montebove. ( fonte http://www.grnet.it/)

Mi permetto di fare un pochino d'ordine in una polemica che mi sembra confusa.
1. Il ruolo della vigilanza privata nel quadro di un controllo del territorio integrato mi pare pacifico. Esso, in qualche misura, esiste già oggi ma molto di più si potrebbe fare se si trovassero specifiche forme di raccordo operativo.
2. Le risorse addizionali del Pon non possono essere attribuite direttamente alla vigilanza privata perchè essa non è contemplata nel novero dei possibili beneficiari finali; tuttavia, come mi sembra abbia detto il Ministro, possono essere presentati progetti che vedano quali destinatari anche gli operatori di questa categoria.
3. Non esiste nessuna logica contrapposizione, di carattere finanziario, con le forze di polizia. Queste hanno bisogno prevalentemente di una implementazione delle risorse ordinarie poichè le loro principali esigenze (personale, lavoro straordinario, autovetture, benzina, ecc.) non possono essere soddisfatte dalle risorse addizionali.

martedì, agosto 26, 2008

Finalmente la definizione ufficiale di "sicurezza urbana"


Dopo anni di convegni, incontri, libri ed articoli sul tema, finalmente qualcuno ha giuridicamente definito il concetto di “sicurezza urbana” , concetto che aveva dato persino luogo all’istituzione di assessorati e commissioni varie. Si tratta del Decreto del Ministro dell’Interno. Datato 5 agosto 2008, che, in attuazione dell’art.54, comma 4bis del decreto legge 23 maggio 2008 n. 92 “Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica” ha “disciplinato l’ambito di applicazione” della norma “anche con riferimento alle definizioni relative alla incolumità pubblica e alla sicurezza urbana”.
A onor del vero, “definito” è forse un termine un po’ eccessivo. Sicurezza Urbana sarebbe, infatti “ un bene pubblico da tutelare attraverso attività poste a difesa, nell’ambito delle comunità locali, del rispetto delle norme che regolano la vita civile, per migliorare le condizioni di vivibilità nei centri urbani, la convivenza civile e la coesione sociale”.
Devo dire – ma la colpa è solo mia – che questa definizione non riesce a soddisfarmi. Ne deduco che NON fanno parte della sicurezza urbana le norme che non regolano la vita civile e che non migliorano la convivenza civile e la coesione sociale. Ma quali saranno mai queste norme che non determinano effetti in principi così importanti della nostra società? Mi viene un po’ in soccorso l’inciso “all’interno delle comunità locali” che mi impone di pensare che, nel nostro Paese, coabitino una comunità nazionale ed una locale, ognuna con norme proprie in materia di civile convivenza e di coesione sociale, ma devo dire che sinora non me ne ero proprio accorto.
Devo tuttavia ammettere (anche per diminuire il mio innato spirito polemico) che, elencando le competenze dei sindaci, la norma poi chiarisce (quasi del tutto) la portata dell’ambito di applicazione della norma. Ma “definire” è certamente difficile. Molto difficile.

giovedì, agosto 21, 2008

Roberto Sgalla lascia la comunicazione del Pon Sicurezza


Roberto Sgalla (nella foto) lascia l’Ufficio Relazioni Esterne e Cerimoniale del Dipartimento della Pubblica Sicurezza per assumere l’incarico di Direttore del Servizio Polizia Stradale. Sembrerebbe una notizia come molte altre. Ma che il Signore della Comunicazione sia destinato a fare qualcosa di diverso dalla comunicazione è novità che può smarrire più di un addetto ai lavori. Roberto inoltre, tra le molteplici competenze, ha svolto anche quella di Responsabile del piano di comunicazione del Pon Sicurezza e, in tale veste, ha dovuto relazionare pubblicamente ai rappresentanti della Commissione Europea e al Comitato di Sorveglianza i risultati conseguiti, facendo sempre un’eccellente figura. Ha saputo tirare “fuori dal cilindro” idee nuove, avvicinare al tema della “sicurezza” intellettuali, imprenditori, uomini di spettacolo e sportivi, trovando sempre il modo migliore di presentare il Programma e le nostre attività. Sento di dovergli almeno un grazie e un augurio di buon lavoro nel suo nuovo incarico.

mercoledì, agosto 20, 2008

Non ho letto il Rapporto Svimez ma lo critico lo stesso.


La dottoressa Agnese Claroni non si dimentica mai di invitarmi alla annuale presentazione del Rapporto Svimez ma se non fosse per il mio amico Elio Montanari, che ne prende una copia anche per me, non ne avrei mai neppure una. Il mese di luglio (quest'anno è stata scelta la data del 18) è per me infatti un periodo nel quale mi è difficile partecipare a convegni e incontri vari e devo affidarmi al buon cuore degli amici. Ma Montanari, studioso e ricercatore di ottimo livello certamente impegnato in cose più serie, quest'anno non è ancora passato a consegnare il volume a me destinato e, pertanto, mi devo accontentare delle sintesi apparse sulla stampa e su internet.

La loro lettura, devo ammetterlo sinceramente, non mi ha particolarmente soddisfatto e spero vivamente che il testo integrale del Rapporto sconfessi la prima impressione ricevuta. La parte pertinente alla sicurezza (capito 13 "Sicurezza e lotta alla criminalità nel Mezzogiorno") mi è sembrata redatta in modo stanco e convenzionale e con minori riferimenti del necessario al nesso esistente tra presenza della criminalità organizzata e difetto di competitività del Sud italiano. Al riguardo, si cita correttamente "il costo per lo sviluppo dei ritardi della giustizia civile" ma poco di analizza, ad esempio, il costo (ben più preoccupante perchè di origine criminale) dell'inquinamento mafioso nelle procedure di appalto. Non si comprende ancora come sia possibile non fare alcun accenno alla criminalità nell'analizzare le cause degli scarsi investimenti diretti esteri che, nel Mezzogiorno, sono stati appena lo 0,66 contro il 99,43 del centronord. La sensazione generale è quella di una minore importanmza attribuita nel suo complesso al "fattore sicurezza", come se ci si trovasse di fronte ad una assuefazione alla tematica. Il fatto (se confermato dalla lettura del testo integrale) sorprende molto, perchè il Rapporto 2007 era stato molto attento al profilo in argomento e, pur senza risparmiare critiche al Pon Sicurezza (non tutte meritate), aveva sottolineato il rapporto tra legalità e sviluppo e svolto non poche riflessioni sul ruolo dei fondi strutturali nel settore specifico. Speriamo meglio nel prossimo.

lunedì, agosto 18, 2008

Il Prefetto Giuseppe Amoroso nuovo Capo Dipartimento


Il Prefetto Giuseppe Amoroso (nella foto) è stato nominato Capo del Dipartimento per le politiche del personale dell'amministrazione civile e per le risorse strumentali e finanziarie, succedendo così al suo amico e collega Giuseppe Procaccini, da non molto incaricato Capo di Gabinetto del Ministro.
Si tratta di un ennesimo successo colto da persona che ha svolto un ruolo importante nell'ambito dei fondi strutturali europei ( il Prefetto Amoroso è stato appasionata Autorità di Gestione del Pon Sicurezza) e sono certo che quell'esperienza non solo sarà sempre ricordata con piacere ma probabilmente gli fornirà anche qualche utile spinto di riflessione per svolgere al meglio il suo importante attuale incarico.

Riflessione personale. La conclusione della programmazione 2000-2006


A dicembre avrà luogo il prossimo e ultimo Comitato di Sorveglianza del Pon Sicurezza 2000-2006 e si concluderà così una lunga avventura nata nel 1999 e ancor prima, a Catania, col convegno “100 idee per lo sviluppo”, voluto e promosso dal vulcanico Fabrizio Barca,
Il Programma, così come ama ripetere il Prefetto De Sena, “fu scritto in soli otto giorni”. Si tratta, a ben vedere, di una vezzosa bugia. In realtà, ci vollero infatti molte settimane di incontri, intensi e serrati, per pervenire ad una strategia coerente ed efficace. Furono sentite decine e decine di amministrazioni pubbliche, fu convocato il meglio della dirigenza del ministero dell’Interno e delle forze di polizia, furono contattati ambienti sociali, economici, politici, a livello nazionale e locale. E’ stata una bella avventura che fu affrontata con entusiasmo e senza fatica grazie al diffuso convincimento che si stesse creando qualcosa di veramente innovativo, che fossimo di fronte ad un momento di svolta, ad “una rivoluzione copernicana nella cultura della nostra amministrazione” come diceva De Sena.
Non sono sicuro che tutti gli obiettivi siano stati raggiunti (francamente non credo) e non sono disposto a giurare che, nel passare degli anni, la filosofia di fondo del Programma Operativo Nazionale “Sicurezza per lo Sviluppo del Mezzogiorno d’Italia” non si sia dovuta modificare, piegandosi ad emergenze o a motivazioni contingenti. Ritengo tuttavia, in questa mia “riflessione personale” ribadire che è stata un’esperienza magnifica, di cui l’Amministrazione dell’Interno, e tutti coloro che hanno collaborato con essa, può andare fiera. Adesso che tale esperienza di conclude, e io non faccio più parte (a buon ragione!) dell’equipaggio, la fine di quell’avventura mi induce a malinconia e a domandarmi se mai qualcuno si sia reso conto di quanta parte abbia avuto il nostro Programma nell’evoluzione delle politiche di sicurezza del Paese, a cominciare dal nuovo ruolo dei sindaci messo in rilievo nel recente “pacchetto sicurezza”. Pochi temo. Eppure sono certo che un giorno, quando si scriverà la storia nel nostro Paese anche da questo punto di vista, si scoprirà che, se non tutto, molto è partito dal Pon Sicurezza.

giovedì, luglio 10, 2008

Oggi la presentazione a Palermo alla presenza del Ministro Maroni.


Roma, 9 lug. (Apcom) - Sarà presentato domani a Palermo, alla stampa italiana e internazionale il Pon "Sicurezza per lo Sviluppo - Obiettivo Convergenza" 2007-2013, il Programma interforze attraverso il quale l'Unione Europea e il Dipartimento della Pubblica Sicurezza del Ministero dell'Interno stanziano 1 miliardo e 200 milioni di euro per la sicurezza nel Mezzogiorno.
All'evento sarà presente il Capo della Polizia, Prefetto Antonio Manganelli, un rappresentante dell'Unione Europea e il Ministro dell'Interno, On. Roberto Maroni, che terrà una conferenza stampa per illustrare i risultati raggiunti in questi anni e presentare i progetti dedicati al prossimo quinquennio.
La conferenza, in programma domani alle 18 presso il Grand Hotel Villa Igiea a Palermo, seguirà la seduta plenaria del Comitato di Sorveglianza, l'organismo istituito con decreto del Ministero dell'Interno che assicura l'efficienza e la qualità dell'esecuzione del Programma, occasione in cui sarà stilato un bilancio degli interventi che, dal 2000 al 2006, hanno contribuito ad accrescere la sicurezza e lo sviluppo socio-economico e a rilanciare il ruolo delle Forze dell'Ordine nelle Regioni Obiettivo 1 del Sud Italia.
Tra gli interventi più rilevanti realizzati e in corso di realizzazione, l'istituzione di una rete in Ponte Radio e Fibra Ottica al servizio delle Forze di Polizia; l'informatizzazione delle banche dati e della trasmissione di notizie tra le varie Forze dell'Ordine (che ha ridotto del 92,5% il tempo medio di trasmissione delle informazioni); il potenziamento degli standard di sicurezza della rete ferroviaria del Mezzogiorno; l'incremento tecnologico per la protezione delle aree archeologiche, insieme a interventi di ordine sociale come la confisca e il recupero dei beni in possesso della criminalità organizzata, che tra il 2002 e il 2007 sono stati oltre 60, per un valore di 23 milioni di euro.
Sappiamo quanto sia difficile e faticoso organizzare un Comitato di Sorveglianza e stentiamo ad immaginare cosa significhi farlo alla presenza del Ministro. Inviamo pertanto alla Autorità di Gestione, agli amici della segreteria e all'assistenza tecnica di quel Programma un sentito e cordiale "in bocca al lupo". Sarà un successo.

martedì, luglio 08, 2008

SoS Impresa e l'associazionismo militante contro l'illegalità




Sos Impresa è un'associazione nata nel 1991 a Palermo su iniziativa di un gruppo di commercianti desiderosi di opporsi al racket e difendere la loro dignità dalla prepotenza della criminalità organizzata. Presieduta oggi da Lino Busà (nella foto in alto) coideatore con chi vi scrive e con Andrea Colucci di Confcommercio di talune iniziative di diffusione della legalità, finanziate dal Fondo Sociale Europeo nell'ambito del Pon Sicurezza, l'associazione promuove l'elaborazione di strategie di contrasto all'usura e al racket nonchè a tutte le forme di criminalità che ostacolano la libertà di impresa e, pertanto, la possibilità di sviluppo endogeno del territorio. Le inniziative realizzate nel corso degli anni sono state innumerevoli.

Ne parliamo in questa sede non certo per far pubblicità all'associazione dell'amico Busà; non ne ha infatti bisogno e non saranno i venticinque lettori di questo blog a modificare i suoi, già alti, livelli di prestigio tra gli addetti ai lavori, tenuto anche conto della forte veicolazione indotta da Confesercenti. Ci sembra, invece, importante farne cenno come esempio di possibile e valida integrazione tra l'associazionismo dei privati e la funzione pubblica esercitata dallo Stato in materia di sicurezza e legalità. Il cittadino, è noto, si sente troppo spesso soggetto passivo ed inerme nel conflitto tra illegalità e civile convivenza e mi pare una saggia politica quella di canalizzare questo sano desiderio di parteciopazione e di sostegno alle istituzioni verso forme strutturate di collaborazione. Sulle "ronde", ad esempio, si è detto e scritto molto ma anche coloro che le censuramo e ne auspicano la scomparsa percepiscono che dietro ad esse, spesso se non sempre, vi è il desiderio del cittadino "di fare qualcosa", di non limitarsi a delegare, ad assistere inerme.
Se manifestato nelle forme opportune, questo desiderio di partecipazione non solo è legittimo ma rappresenta una grande speranza di riscatto, sopratutto nelle aree meridionali, ove si è determinato prevalentemente su modalità di contrasto alle attività usuraie ed estorsive. La diffusione della cultura della legalità diviene pertanto qualcosa di ben diverso dallo stanco ripetersi di manifestazioni di mero civismo, spesso relegate nell'etereo ambito intellettuale, bensì si trasforma in attività consapevole e militante a fianco delle Prefetture e delle Forze dell'Ordine.

lunedì, luglio 07, 2008

Il futuro del Pon Sicurezza


Il Programma Operativo Nazionale “Sicurezza per lo Sviluppo del Mezzogiorno” 2007-13 che tra pochi giorni celebrerà il proprio Comitato di Sorveglianza a Palermo sarà l’ultimo strumento finanziario di questo tipo che il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale riserverà alle regioni del Mezzogiorno (più precisamente, alle quattro regioni in “obiettivo convergenza”). Non vi saranno probabilmente altre prove di appello: il miliardo e centosettasette milioni di Euro, tra finanziamento comunitario e quota nazionale, che, attraverso il Ministero dell’Interno Autorità di Gestione del Pon, si riverserà sulle Regioni più aggredite dalla criminalità organizzata per acquisire tecnologie innovative di prevenzione e contrasto e per diffondere la cultura del lavoro e della legalità, sarà presumibilmente l’ultimo.

Non disperdere questa possibilità appare pertanto assolutamente prioritario. Le “politiche regionali” in materia di sicurezza per lo sviluppo non sembrano tuttavia sufficientemente coordinate e, per lungo tempo, le amministrazioni regionali di Sicilia, Puglia, Calabria e Campania hanno persino posto in dubbio l’esigenza di un’ulteriore strumento addizionale per contrastare la criminalità presente sui loro territori. Rispetto al 1999/2000, periodo in cui si sviluppavano le strategie che avrebbero accompagnato il precedente Pon Sicurezza, il Programma appare meno capace di suscitare entusiasmi ed aspettative tra i cittadini e le aziende del nostro Mezzogiorno. Il ricorso copioso alla tecnologia e l’utilizzo mirato ed emblematico dei beni confiscati alla criminalità organizzata, seppur sempre molto utili, non sembrano più soluzioni decisive e la stessa tensione al contrasto al racket e all’usura sembra intiepidirsi.

Questo momento di difficoltà, secondo gli addetti ai lavori, non dovrebbe essere ricondotto solo a problematiche intrinseche di insufficienza progettuale oppure a malrisolte questioni di competenza tra istituzioni. Potrebbe risultare molto utile riscoprire le “ragioni comuni” che, a suo tempo, hanno dato vita ad un intervento pluridisciplinare e plurisoggettivo sul territorio, riflettere sui motivi per i quali non tutte le opportunità sono state colte, rivalutare la funzione determinante della concertazione attribuendo al partenariato un ruolo concreto, indicare soluzioni partecipative di tipo innovativo, quali ad esempio la valutazione d’impatto di sicurezza (VISL), che porrebbe la questione “legalità” al centro delle dinamiche di sviluppo del nostro Mezzogiorno.

Il concetto essenziale è quello di non ricondurre il Pon Sicurezza ad un mero contenitore finanziario. I risultati in termini di impegno e spesa sono importanti, ma molto meno di quanto non si finisca poi per credere. Ciò che sarebbe veramente gravido di conseguenze incalcolabili non sarebbe il perdere qualche milione di euro quanto invece il cessare di credere di essere in grado di contribuire a creare “condizioni di contesto” per uno sviluppo endogeno e sostenibile e a liberare il Mezzogiorno almeno dagli aspetti più gravi dello “zavorramento” operato dalla criminalità.

venerdì, luglio 04, 2008

Le affascinanti soluzioni ai tagli della Finanziaria


Le politiche di sicurezza per lo sviluppo non sono sovrapponibili a quelle, di carattere generale, che assicurano l’ordine e la sicurezza pubblica, di esclusiva competenza del Ministro dell’Interno. Sarebbe tuttavia ingenuo ritenere che ne possano prescindere e che una eventuale minaccia al livello di adeguatezza delle forze di polizia non determini effetti negativi consequenziali nella materia che più ci interessa. La premessa è necessaria poiché può sembrare che i “tagli alla finanziaria” siano argomento che non ci possa e non ci debba interessare, poiché le politiche di sviluppo sono finanziate da risorse aggiuntive che nulla hanno da condividere con quelle ordinarie di cui si è recentemente comunicata la necessaria riduzione. Le cose, tuttavia, sono meno semplici. Il Ministro Maroni ha comunicato una riorganizzazione dei presidi di polizia per ovviare al taglio di circa 480 milioni previsto per il suo ministero. Nei prossimi giorni sarà costituita una commissione straordinaria, con rappresentanti anche esterni, per riorganizzare la struttura sul territorio e realizzare economie di scala che possano ovviare al taglio sofferto. La volontà dichiarata è quella di ovviare a duplicazioni e sovrapposizioni delle forze di polizia, creando un sistema di sicurezza pubblica più razionale ed efficiente. Gli intendimenti sono certamente buoni anche se non paiono aver convinto i sindacati di polizia che manifestano forti perplessità e preoccupazioni, dichiarando una perdita complessiva di circa 1600 agenti.
Andando oltre ogni possibile polemica, nel cui merito non abbiamo competenza per entrare, ci pare tuttavia opportuno affermare un principio (ovvio per gli addetti ai lavori) che non deve mai essere dimenticato: la carenza di politiche ordinarie vanifica ogni politica aggiuntiva. Termini come “coordinamento”, “integrazione” sinergie” “razionalizzazione” hanno un fascino perverso: esprimono infatti concetti condivisibili, anzi necessari, ma possono in qualche modo drogare l’esatta percezione delle forze poste in campo. La stessa sicurezza per lo sviluppo, finanziata dai fondi strutturali o comunque aggiuntivi, perderebbe ogni senso se non avesse il conforto di forze di polizia efficienti e ben organizzate sul territorio.
Tutti noi ci rendiamo conto delle difficoltà finanziarie in cui versa il Paese ma evitare di tagliare i finanziamenti al Ministero dell’Interno sarebbe decisione saggia.

martedì, luglio 01, 2008

Roberto Avena e la sicurezza per lo sviluppo del turismo.


L'arguto e battagliero Roberto Avena, esperto per le politiche di sicurezza della UGL, ha preannumciato per il prossimo Comitato di Sorveglianza del Pon Sicurezza che avrà luogo a Palermo, una relazione finalizzata a sollecitare maggiore attenzione per i "giacimenti culturali" esistenti nel nostro Mezzogiorno. Le politiche di sviluppo, secondo il nostro amico, dovrebbero tener in maggior conto il fatto che la principale "industria" del nostro Paese è da sempre il turismo e, senza di esso, la nostra esposizione verso l'estero sarebbe drammatica; nonostante ciò, il turismo viene considerato un fatto acquisito che non merita ulteriore cura ed interesse. Nella disattenzione generale, l'Italia scende pertanto inesorabilmente nella classifica dei paesi interessati dai maggiori flussi turistici e, cosa ancor più grave, le regioni meridionali intercettano solo una piccolissima parte di quei traffici. Perchè il turista europeo non viene in massa a passare le vacanze nel nostro Mezzogiorno? I motivi sono molti e diversificati ma si possono condensare nella frase "assenza di servizi". Nessuno creda che basti ancora un mare azzurro (quando ancora ci sia) e un panorama incontaminato (anch'esso sempre più raro) per contare sull'arrivo di ingenti risorse vacanziere; il turista vuole trovare sul luogo di villeggiatura una struttura in grado di supportarlo adeguatamente sia nel settore dei divertimenti sia in quello della propria tranquillità. Pochi sono ormai i turisti (in un continente che invecchia sempre più) disposti a recarsi in luoghi ove le strutture sanitarie siano inaffidabili oppure le condizioni di sicurezza precarie. Affermare, e dimostrare, che le nostre città sono divenute più sicure ed accoglienti è quindi un modo intelligente di effettuare promozione turistica e le politiche di sicurezza per lo sviluppo non possono pertanto non considerare primaria anche questa funzione. Questa è la richiesta che, per quanto abbiamo capito, Roberto Avena getterà sul tavolo di discussione. Aspettiamo con ansia la copia della sua relazione (che il sindacalista ci ha già promesso) per verificare se le nostre impressioni corrispondano a verità.

lunedì, giugno 23, 2008

Confindustria sulle politiche del Mezzogiorno


Nell'ultimo numero della newsletter che la brava Mara Gasbarrone ci invia periodicamente, si fornisce, tra l'altro, notizia della relazione illustrata il 22 maggio u.s. all'assemblea di Confindustria dalla presidente Emma Marcegaglia (nella foto) secondo cui "non può esservi ripresa durevole della crescita dell'Italia se non si rimette in moto il Mezzogiorno e la crisi del Mezzogiorno è civile e istituzionale, prima ancora che economica".

In particolare "un fiume di denaro proveniente dal resto del Paese e dall'europa è stato dissipato negli ultimi tre decenni, senza miglioramenti visibili dell'ambiente economico e del tessuto produttivo. La corruzione e le attività malavitose impediscono il lavoro delle imprese oneste." Secondo Marcegaglia, il Mezzogiorno ha in sè enormi potenzialità. Il PIL per abitante è al sud pari al 57% di quello del nord, portarlo allo stesso livello di quello delle regioni settentrionali nell'arco di quindici anni porterebbe ad una crescita annua del 6% per l'area e tre milioni di nuovi occupati. Il Mezzogiorno diventerebbe il volano di crescita dell'intero Paese.

Grazie anche al contributo dell'Unione Europea, tra il 2007 e il 2014 sono disponibili 100 miliardi di euro per investimenti nelle aree in ritardo di sviluppo nel nostro paese. Occorre evitare di disperderli in mille rivoli e verificare attivamente dove saranno destinati. Bisogna indirizzare l'intervento verso pochi e chiari obiettivi misurabili: innanzi tutto la sicurezza e poi un piano per le infrastrutture. Occorre inoltre investire in istruzione e innalzare la qualità delle pubbliche amministrazioni e delle aziende pubbliche, vero handicap del Mezzogiorno.

lunedì, giugno 16, 2008

Giuseppe Procaccini, nuovo Capo di Gabinetto


La nomina del Prefetto Giuseppe Procaccini a capo gabinetto del Ministro dell'Interno, decisa dall'ultimo Consiglio dei Ministri, è un'ottima notizia per le prospettive future delle politiche di sicurezza per lo sviluppo. Il nuovo capo di gabinetto, infatti, non solo è persona esperta del settore (è stato, tra l'altro vice capo della polizia) ma ha avuto un'importante esperienza come Autorità di Gestione del Programma Operativo Nazionale "Sicurezza per lo Sviluppo del Mezzogiorno" di cui conosce tutti gli aspetti, anche più reconditi.

Il Pon che, per motivi non ascrivibili a responsabilità di nessuno, vive da qualche tempo un periodo di difficoltà, può certamente giovarsi del fatto di trovare ora un'importante e competente sponda a livello ministeriale. Molte delle attività del Programma - era stato osservato da tempo- sono tipiche delle competenze del gabinetto del ministro, anche se era stato l'espresso desiderio della Commissione Europea a dirottare l'attribuzione totale della titolarità del Pon al Dipartimento della Pubblica Sicurezza. Sono certo che l'attuale Autorità di Gestione, persona esperta e di rara capacità, sarà certamente interessata all'idea di fare squadra al massimo livello ministeriale, sopratutto per la risoluzione delle non facili problematiche attinenti ai necessari rapporti con i Prefetti in sede, insostituibili "terminali" dell'azione di diffusione della legalità sul territorio.

mercoledì, giugno 11, 2008

A proposito di interventi contro la prostituzione..


Il Ministro Roberto Maroni, auspicando il ritiro dell’emendamento al pacchetto sicurezza relativo alla definizione di “soggetti pericolosi” per le prostitute, ha giustamente fatto notare che intende contrastare il fenomeno, assai grave per la vivibilità delle nostre strade, non solo con “provvedimenti repressivi”. Ci sembra un intendimento condivisibile, tenendo anche conto che non esiste affatto, come una certa pubblicistica intende affermare, una avversione generalizzata contro le prostitute, extracomunitarie nella maggior parte, a cui tutti riconoscono il ruolo di vittime innocenti dello sfruttamento di criminali senza scrupoli. Non si tratta, pertanto, di mettere in prigione le prostitute (che, anzi, vanno aiutate) ma solo quello di evitare che, loro malgrado, le strade dei nostri quartieri si trasformino in squallidi mercati del sesso, con gravissimo pregiudizio per i cittadini che, insieme ai loro figli, sono costretti ad abitarvi.
Un aiuto potrebbe arrivare in tal senso dal Pon Sicurezza 2007-13 che, per la prima volta, prevede quale proprio obiettivo operativo il contrasto alla devianza, con centinaia di milioni di euro che potrebbero essere destinati all’attuazione di politiche di sostegno (complementari a quelle più tipicamente di polizia) che potrebbero incentivare la “liberazione” da questa grave forma di moderna schiavitù e aiutare le forze di polizia a colpire i trafficanti di esseri umani. Le risorse in argomento potrebbero peraltro ben integrarsi con iniziative analoghe, a vari livelli di governo (regione, comune, ecc.), e persino con gli sforzi generosi profusi dal volontariato. Si potrebbe tentare un progetto esplorativo, magari in una provincia della regione Campania.